Bilancio demografico 2019

Dagli anni ’70 la popolazione italiana ha subito un più rapido invecchiamento rispetto ai Paesi maggiormente sviluppati e si stima che nel 2050 la quota di ultra65enni ammonterà al 35,9% della popolazione totale, con un’attesa di vita media pari a 82,5 anni (79,5 per gli uomini e 85,6 per le donne).

Quali sono le conseguenze?

Questa tabella rappresenta il bilancio demografico italiano al 01 gennaio 2020. Quel triste numero rosso in fondo alla tabella è la rappresentazione di un trend che è iniziato più di 40 anni fa. È vero, dall’unità di Italia ad oggi, la popolazione è quasi triplicata, da 26 a oltre 60 milioni di abitanti ma…

Cosa è successo però…

Nel corso di questo periodo, si è assistito ad un profondo cambiamento per quanto riguarda le caratteristiche e i comportamenti delle persone (l’allungamento della vita e la contrazione della natalità) che ha determinato un aumento considerevole del numero di anziani e la riduzione di quello dei giovani.

Natalità e Mortalità

Come si può notare dal grafico, il tasso di natalità è in continuo calo. Si è passati da una media di 3 figli per donna ad una attuale di 1,29.

Il tasso di mortalità, invece, esclusi i periodi relativi alle guerre e pandemie, si è dimezzato (questo grazie soprattutto al progresso della scienza).

Se però fino agli anni 70 il numero dei nati superava notevolmente il numero dei deceduti, dagli inizi degli anni 80 la forbice si è invertita portando ad un invecchiamento della popolazione.

L’età mediana è salita da circa 24 anni nel 1861 a poco meno di 30 anni nel 1950, ma fino a oltre 45 anni oggi, e secondo le previsioni demografiche internazionali salirà ulteriormente nei decenni a venire.

Come è cambiata la popolazione italiana?

Popolazione per età Italia 1950
Italia 1950
Popolazione per età Italia 2019
Italia2019

Cosa c’entra la demografia per pianificare meglio il nostro futuro?

Il nostro Welfare-state, cioè l’insieme delle politiche pubbliche messe in atto da uno Stato per garantire l’assistenza e il benessere dei cittadini, è una convivenza di 3 diversi modelli di welfare nati dalla fine dell’800 nell’Europa Occidentale.

Viviamo in un sistema di Welfare State che prende:

  • Per il sistema previdenziale da Bismarck, cioè con un approccio che prevede una contribuzione obbligatoria per i lavoratori a fronte di una pensione futura.
  • Per il sistema sanitario da Beveridge, l’Italia riprende il modello universalistico di assistenza sanitaria gratuita a tutti i cittadini. Il Servizio sanitario nazionale (SSN), classificabile fra i sistemi sanitari di tipo universalista finanziato tramite la fiscalità.
  • Per quanto riguarda, invece, il tema dell’assistenza al disabile o all’anziano l’Italia fa ancora moltissimo riferimento sull’assidua presenza e supporto della famiglia e, nello specifico, della donna che è allo stesso tempo compagna, madre, moglie e figlia e spesso viene designata come soggetto unico della cura del familiare fragile.

È quindi è proprio il cambiamento demografico che rende questo sistema fragile.

Meno giovani = meno lavoratori, meno lavoratori = meno contributi

Più anziani = più pensioni da pagare e più assistenza da erogare.

La coperta è TROPPO CORTA, il nostro sistema assistenziale e previdenziale negli ultimi anni ha avuto un conto economico negativo (-6/7 mld di euro nell’ultimo anno) e addirittura nell’ultimo anno ha attinto dalle entrate fiscali 100 mld di euro.

Analizziamo il rapporto debito/Pil

Rapporto debito/Pil

È evidente da questo grafico come il raddoppio delle entrate fiscali in percentuale di Pil nell’arco di quarant’anni è stato insufficiente a far fronte alla spesa pubblica. Questo vale anche nel periodo più “virtuoso” degli anni in esame (dal 1995 al 2007). In generale, quindi, il debito pubblico è cresciuto nel tempo nonostante l’aumento delle tasse.

In conclusione, siamo però un paese con una ricchezza delle famiglie tra attività reali, finanziarie e d’impresa vicina ai 10 mila miliardi di euro.

Siamo tutti d’accordo che è importante una corretta pianificazione per tutelare la ricchezza attuale e quella futura?


Conclusioni

  • È aumentato il numero di anziani e diminuito il numero di giovani
  • Meno lavoratori meno contributi. Meno contributi meno entrate per la spesa pubblica
  • Ricchezza delle famiglie italiane tra le più alte al mondo
  • Necessità di tutela di questo patrimonio per supportare le generazioni future